AFFRONTARE UN TREKKING AD ALTITUDINI ELEVATE

Affrontare un trekking in alta quota è un’esperienza che lascia il segno. Camminare per giorni sopra i 3.000 metri, attraversando paesaggi mozzafiato e ambienti spesso estremi, richiede molto più di una buona forma fisica: serve consapevolezza, adattamento e una preparazione mirata.
In questa guida troverai tutto quello che c’è da sapere per affrontare un trekking in alta quota: come funziona l’acclimatazione, quali sintomi osservare, come allenarsi, cosa portare e come ascoltare il proprio corpo.
trekking in alta quota: la mia prima esperienza
Ho vissuto personalmente la sfida dell’alta quota durante l’ascesa al Kilimanjaro, una montagna che con i suoi 5.895 metri rappresenta una delle vette più alte raggiungibili senza necessità di competenze tecniche alpinistiche. Quel cammino si è rivelato intenso, affascinante ma anche faticoso, e la gestione della quota è stata la chiave per portare a termine l’impresa. Salire così in alto è un privilegio che non va mai dato per scontato: conoscere in anticipo cosa aspettarsi e come prepararsi è indispensabile per vivere questa esperienza in sicurezza, godendo pienamente di ogni passo.
cosa si intende per trekking in alta quota
In ambito escursionistico, si parla di alta quota a partire dai 2.500-3.000 metri di altitudine. Più si sale, più l’aria si fa rarefatta e la pressione atmosferica diminuisce, riducendo l’apporto di ossigeno al corpo. Già intorno ai 3.000 metri si possono percepire i primi segnali di mal di montagna; oltre i 4.000 le difficoltà aumentano sensibilmente. Per questo motivo, trekking come quelli sull’Himalaya, sulle Ande o in Africa orientale richiedono un approccio specifico: non basta essere allenati, bisogna anche essere ben acclimatati.
il corpo in alta quota: cosa succede e perché è importante acclimatarsi
Quando ci si sposta rapidamente in alta quota, il corpo non ha il tempo di adattarsi al minor apporto di ossigeno. Questo può causare una serie di sintomi chiamati Mal di Montagna Acuto (Acute Mountain Sickness – AMS). I sintomi più comuni del mal di montagna sono:
- Mal di testa
- Nausea o perdita di appetito
- Difficoltà a dormire
- Affaticamento anomalo
- Vertigini o senso di instabilità
Nella maggior parte dei casi si tratta di sintomi lievi e passeggeri, ma se ignorati o sottovalutati possono evolvere in condizioni gravi, come edema polmonare o edema cerebrale d’alta quota (rari ma pericolosi). Ecco perché è essenziale imparare ad ascoltare il proprio corpo e non forzare mai i tempi.
acclimatazione: alcuni consigli utili
L’acclimatazione è il processo con cui il nostro corpo si adatta gradualmente alla diminuzione dell’ossigeno. È un adattamento lento, che varia da persona a persona, indipendentemente dall’età o dalla preparazione atletica. Durante la salita, è importante salire lentamente, rispettare tempi di riposo e monitorare costantemente il proprio stato di salute. Saltare fasi o accelerare troppo la progressione può portare al mal di montagna. Alcune regole preziose che ti consiglio di seguire per acclimatarti correttamente sono:
- Idratarsi bene e mangiare. Può sembrare banale, ma l’altitudine può portare ad una riduzione dell’appetito
- Salire lentamente: il consiglio generale è di non aumentare la quota di pernottamento di più di 300-500 metri al giorno dopo i 3.000 metri
- Giornate di acclimatazione: inserire giornate “di pausa” in cui si dorme alla stessa quota o si sale e si scende (il classico “climb high, sleep low”)
- Non sottovalutare i sintomi: se si avvertono segnali persistenti di mal di montagna, la cosa migliore da fare è fermarsi o scendere di quota
Capire i segnali del corpo e saperli interpretare è fondamentale per fermarsi, recuperare o eventualmente scendere se necessario.
come prepararsi fisicamente per un trekking in alta quota
Dal punto di vista fisico, è fondamentale costruire una solida resistenza aerobica attraverso attività come corsa, ciclismo o lunghe camminate, che migliorano la capacità polmonare e la circolazione sanguigna. Allenarsi in salita, soprattutto su terreni montani, aiuta ad abituare il corpo alle difficoltà che si incontreranno sul percorso. Inoltre, il rafforzamento muscolare, in particolare di gambe e core, è indispensabile per sostenere il peso del corpo e dello zaino, mantenendo equilibrio e postura corretti per evitare infortuni.
La preparazione fisica è sicuramente importante per affrontare un trekking in alta quota, ma negli anni sono sempre più convinta che la vera chiave del successo risieda nella forza mentale. Il mio mantra è sempre stato “Mind over body” (la mente prima del corpo) e ogni esperienza sul campo me lo conferma: senza una mente allenata e determinata, nessun allenamento fisico potrà bastare. Se quella non c’è, non si va da nessuna parte.
l’equipaggiamento essenziale per un trekking in alta quota
Affrontare un trekking in alta quota richiede un equipaggiamento adeguato, pensato non solo per garantire comfort, ma soprattutto sicurezza. In quota le condizioni possono cambiare rapidamente: il sole può bruciare la pelle e un attimo dopo si può essere avvolti dal freddo e dal vento. Per questo è fondamentale puntare su materiali tecnici, leggeri ma performanti, che garantiscano isolamento termico, traspirabilità e protezione dagli agenti atmosferici.
Ti riporto di seguito una lista di quello che, sulla base della mia esperienza, non deve mai mancare nello zaino:
- Abbigliamento a strati (sistema layering): strato base traspirante, strato intermedio termico e guscio impermeabile e antivento
- Pantaloni tecnici da trekking, preferibilmente antivento e con rinforzi
- Scarponi da trekking robusti, già collaudati, con buona aderenza e sostegno per la caviglia. Mi raccomando, NON risparmiare su questo elemento e investi in scarponi di qualità!
- Sandali in plastica per i momenti nei lodge
- Calze: almeno 2 paia pesanti e alcune paia leggere da trekking
- Accessori per il freddo: cappello, berretto in lana o pile, guanti caldi anche in estate (il freddo si sente già sopra i 3.000 metri)
- Gilet in piuma (sempre utile nello zaino), felpa leggera e pesante, giacca in piumino, giacca a vento (meglio se Goretex), mantellina antipioggia
- Calzamaglia leggera, pantaloncini corti, tuta per lodge e copri-pantaloni antivento
- Magliette tecniche (cotone o capilene), occhiali da sole con elevata protezione UV, crema solare ad alta protezione, burro cacao
- Borraccia termica o sacca idrica, per mantenere una buona idratazione durante il giorno
- Snack energetici: barrette, frutta secca, caramelle
- Saturimetro, uno strumento leggero per monitorare il livello di ossigeno nel sangue e verificare l’acclimatazione. Molto probabilmente ne avrai già uno in casa acquistato durante il folle periodo del Covid!
- Bastoncini telescopici da trekking, preziosi per alleggerire lo sforzo sulle articolazioni e mantenere l’equilibrio
- Torcia frontale con batterie di riserva (fondamentale per le partenze all’alba o camminate al buio)
- Kit di primo soccorso personale, completo di cerotti per vesciche, medicinali di base e, se possibile, farmaci specifici per il mal di quota
- Sacco a pelo con tenuta -10°
- Asciugamano in microfibra
- Rotolo di carta igienica. Può sembrare un suggerimento bizzarro, ma non è scontato trovarla sempre nei rifugi. Mi ringrazierai!
il ruolo fondamentale della guida nel trekking in alta quota
Affrontare un trekking in alta quota è un’esperienza intensa che richiede non solo preparazione fisica e mentale, ma anche una buona conoscenza del territorio e delle condizioni ambientali. Qui entra in gioco il ruolo della guida, una figura indispensabile per garantire sicurezza, supporto e una migliore gestione del percorso.
Una guida esperta conosce bene i sentieri, le zone più sicure e i punti di possibile rischio, riuscendo a orientare il gruppo in modo efficiente anche in condizioni difficili o di maltempo. Ma non solo: una guida attenta sa monitorare i segnali di malessere dovuti all’altitudine nei partecipanti, può intervenire tempestivamente in caso di mal di montagna e consigliare pause e ritmi adeguati per favorire l’acclimatazione. Inoltre, la guida è un prezioso punto di riferimento per informazioni culturali e naturalistiche, arricchendo l’esperienza con racconti, curiosità e spiegazioni sul territorio attraversato. In molti trekking, soprattutto in regioni remote, la presenza di una guida locale non solo aumenta la sicurezza ma permette anche di supportare le comunità che vivono in quelle aree.
Un trekking in alta quota può lasciarti ricordi ed emozioni che ti accompagneranno per tutta la vita, ma non va mai preso alla leggera. Prepararsi con cura, ascoltare il proprio corpo e affidarsi a una guida esperta sono le chiavi per vivere questa esperienza in modo autentico e sicuro.
Se sogni un’avventura tra le montagne più iconiche del mondo – come il Kilimanjaro o l’Himalaya – e vuoi essere sicuro di affrontarla con il supporto giusto, posso aiutarti a organizzarla grazie alla mia rete di contatti con guide e fornitori locali di fiducia. Se vuoi scrivimi!
In questo articolo invece trovi il racconto del mio trekking sul Kilimanjaro: un’esperienza totalizzante che mi ha insegnato tantissimo e che potrebbe ispirare anche il tuo prossimo viaggio.
