TUTTI I MIEI CONSIGLI PER AFFRONTARE IL TREKKING SUL MONTE KILIMANJARO

Sono passati ormai alcuni anni da quando, dopo giorni di fatiche, raggiungevo stremata Uhuru Peak, la vetta del Monte Kilimanjaro, ma l’emozione estrema che provo ripensando a quel momento rimane immutata. Si tratta senza dubbio dell’esperienza più provante sia a livello fisico che mentale che abbia mai vissuto ma se qualcuno mi chiedesse di rifarla, non esiterei nemmeno un attimo.

Visto che l’argomento suscita sempre molta curiosità e che non c’è molto materiale disponibile in lingua italiana, ho deciso di scrivere questo articolo per raccontare la mia esperienza sul trekking al Monte Kilimanjaro e per provare a fare un po’ di chiarezza e rispondere a tutte le domande più comuni che ho ricevuto.

Il Monte Kilimanjaro si trova in Tanzania e con i suoi 5.895 metri sopra il livello del mare, è il più alto dell’Africa ed è anche la montagna singola più alta del mondo e uno dei vulcani più alti del pianeta.

Tra tutti i Seven Summits – ossia le montagne più alte di ciascun continente – è quello tecnicamente più facile da affrontare in quanto non richiede competenze tecniche di alpinismo.

doverosa premessa 

La decisione di lanciarmi in questa impresa è stata presa parecchio per caso: un giorno un amico mi ha raccontato che tra i sogni della sua vita c’era anche quello di riuscire a scalare il Monte Kilimanjaro. Mi vergogno ad ammetterlo, ma prima di quel momento non avevo nemmeno idea di dove si trovasse, figuriamoci pensare di arrivare sulla sua vetta! Sono bastate le sue parole cariche di entusiasmo e qualche immagine e video visti su Internet per convincermi ad andare.

Dopo meno di due settimane da quella conversazione, mi trovavo su un aereo diretto in Tanzania con l’obiettivo ben chiaro di raggiungere il tetto dell’Africa ma senza aver mai fatto esperienza ad altitudini elevate. Non mi definirei pertanto un esempio da seguire e consiglierei a chiunque voglia cimentarsi in questa avventura di prepararsi fisicamente in maniera adeguata e organizzarsi con un po’ più di anticipo.

che documenti servono per il trekking sul kilimanjaro?

Oltre al passaporto, con validità residua di almeno sei mesi, occorre essere in possesso del visto d’ingresso, che costa 79 Euro e può essere richiesto sul sito del Consolato Onorario della Tanzania

Una novità rispetto a quando sono andata io, è rappresentata dall’obbligo di stipulare una Certificazione Internazionale di Assicurazione Sanitaria prima della partenza.

come raggiungere il kilimanjaro

L’aeroporto più vicino al Kilimanjaro è il Kilimanjaro International Airport (JRO). Essendo estremamente piccolo, non ci sono voli diretti dall’Italia ma occorre fare scalo altrove. Io volavo con Ethiopian Airlines e sono pertanto passata da Addis Abeba. Dal JRO occorre poi un’ora di auto per raggiungere Moshi, la cittadina più vicina al Kilimanjaro e anche quella da cui generalmente partono tutte le spedizioni.

quanto tempo occorre per arrivare sulla vetta del kilimanjaro?

La durata della scalata al Kilimanjaro varia in base al percorso scelto, poiché esistono diversi itinerari che differiscono per lunghezza e livello di difficoltà. Tra i più popolari troviamo:

  • Marangu Route (5-6 giorni)
  • Machame Route (6-7 giorni)
  • Lemosho Route (7-8 giorni)
  • Northern Circuit Route (8-9 giorni)
  • Rongai Route (6-7 giorni)

In generale, i percorsi più lunghi offrono al corpo più tempo per acclimatarsi all’alta quota, aumentando così le probabilità di successo. Le rotte con i tassi di successo più elevati sono la Northern Circuit Route (95-98%), la Lemosho Route (90-96%) e la Machame Route (88-95%).

quale route scegliere per raggiungere la vetta del kilimanjaro?

Non esiste una risposta unica, poiché ogni percorso ha le sue caratteristiche specifiche e la scelta dipende da vari fattori, in primis il tempo a disposizione e il livello di allenamento.

Nel mio caso, purtroppo, avevo pochi giorni e ho dovuto optare per la via più veloce, ma anche meno panoramica: la Marangu Route. Tra tutte le rotte, è quella con il tasso di insuccesso più alto (circa il 40%), proprio perché il corpo ha meno tempo per acclimatarsi, aumentando il rischio di mal di montagna.

Oltre al tempo, la mia scelta è stata influenzata anche dal meteo. Sono andata in Tanzania durante la stagione delle piogge — e posso dire che ha piovuto praticamente ogni giorno. Al termine di ogni tappa, sia io che il mio sacco a pelo eravamo completamente bagnati. L’idea di dormire in una tenda gelida in queste condizioni non era per me, così ho preferito la Marangu Route, l’unica che offre rifugi in legno dove dormire. Non aspettarti comodità: sono piccole capanne con materassini sottili, spazio per quattro persone e un freddo polare, ma sicuramente meglio della tenda.

Se non avessi avuto questi vincoli, probabilmente avrei scelto una via più lunga e scenica come la Machame Route o la Lemosho Route, che offrono più tempo per acclimatarsi e panorami mozzafiato.

marangu route sul kilimanjaro: la mia esperienza

Una delle cose più stupefacenti della salita al Kilimanjaro è il fatto che la montagna sia suddivisa in zone climatiche uniche e molto diverse tra loro.

Si parte dal Marangu Gate (1.843 metri) attraversando una fitta foresta pluviale: questa parte del percorso è la più semplice e piacevole. Con un po’ di fortuna si possono avvistare le simpatiche blue monkeys. Dopo 4-5 ore di cammino si arriva al Mandara Hut (2.700 metri), dove si trascorre la prima notte.

Il secondo giorno si attraversa la zona della brughiera, dove la foresta lascia spazio a uno scenario più aperto. La salita si fa più ripida e in 6-7 ore si superano più di 1.000 metri di dislivello fino all’Horombo Hut (3.720 metri), dove si dorme la seconda notte.

A questo punto, l’itinerario classico prevede un giorno extra per favorire l’acclimatazione: si sale per 2-3 ore fino al Mawenzi Ridge, per poi tornare indietro a dormire un’altra notte all’Horombo Hut. Io, sentendomi bene e senza problemi di mal di montagna, ho deciso con la mia guida di saltare questa parte e, all’alba del terzo giorno, sono partita direttamente verso il campo base.

La zona che si attraversa a questo punto è quella del deserto alpino, probabilmente la più suggestiva: siamo oltre i 4.000 metri e, a parte qualche piccolo arbusto che resiste in questo ambiente ostile, tutto è fatto di sassi e rocce vulcaniche. La cima della montagna svetta quasi sempre sopra di te, ricordandoti che la parte più difficile deve ancora arrivare.

Trekking sul Monte Kilimanjaro

Il campo base si trova a Kibo Hut (4.703 metri) ed è raggiungibile dopo 6-8 ore di camminata. Qui si sosta solo il tempo necessario per mangiare, tentare di dormire qualche ora (spesso male) e prepararsi per l’ascesa finale che inizia verso mezzanotte.

Questa è la parte più dura della scalata: la stanchezza si fa sentire e l’ambiente artico non aiuta. Le temperature di notte scendono spesso fino a -20 gradi, con venti gelidi. Sono indispensabili vestiti pesanti e impermeabili per mantenersi al caldo. Io indossavo sei strati diversi, coprendo ogni parte del corpo tranne gli occhi, e non ho mai sentito il desiderio di toglierli.

La maggior parte della salita si svolge su un pendio ripido di pietre friabili che si sfaldano sotto i piedi. È fondamentale mantenere alta la concentrazione e fare attenzione a ogni passo per evitare di scivolare. L’aria rarefatta rende tutto più faticoso, le gambe si fanno doloranti e muoversi nel buio, illuminati solo dalle torce frontali, complica ulteriormente il cammino.

Ho passato 5 ore di grande fatica, in cui a tratti mi sono anche pentita di aver intrapreso questa avventura. Poi, lentamente, il buio ha lasciato spazio alla luce dell’alba. La salita si è fatta meno ripida, il sole ha iniziato a scaldare l’aria e il freddo ha cominciato a diminuire: ero arrivata allo Stella Point (5.756 metri) senza nemmeno accorgermene.

Mi sono seduta a godermi l’alba più bella della mia vita, con il cielo che si tingeva di giallo e arancione, le nuvole che scorrevano sotto di me e il Monte Meru – la seconda montagna più alta della Tanzania – che si stagliava all’orizzonte, piccolo e quasi insignificante.

L’ultima ora è stata quasi una passeggiata: forse rinvigorita dalla visione dell’alba, forse carica di adrenalina e consapevole che solo 100 metri di dislivello mi separavano dall’obiettivo finale, ho accelerato il passo e sono volata fino alla vetta. “Congratulations, you are now at Uhuru Peak, Africa highest point”, impossibile non commuoversi davanti al celebre cartello. Lacrime di gioia hanno iniziato a scorrere sul mio volto, ce l’avevo fatta: ero sul tetto dell’Africa!

si può salire da soli sul kilimanjaro?

No, non è possibile scalare il Kilimanjaro in autonomia: l’accesso al Parco Nazionale è consentito solo accompagnati da guide certificate. Per questo motivo è necessario affidarsi a un’agenzia locale autorizzata, che si occuperà di organizzare l’intera esperienza. Ogni partecipante viene seguito da un team dedicato composto da una guida esperta, un cuoco incaricato della preparazione dei pasti e due o più portatori. Questi ultimi, fondamentali per la riuscita del trekking, si occupano di trasportare tende, sacchi a pelo, cibo, acqua, fornelli e tutto ciò che non è nello zaino personale.

mance da distribuire a fine trekking sul kilimanjaro

Nel prezzo che pagherai per il viaggio, non sono incluse le mance per il gruppo di persone che ti accompagnerà durante l’intera salita. Tuttavia queste sono necessarie: senza di loro non avresti mai la possibilità di compiere questa meravigliosa impresa e soprattutto le mance costituiscono la parte principale della loro retribuzione. Ricorda quindi di portare con te abbastanza dollari US per questo scopo. È molto importante che le banconote siano post 2013 (altrimenti non verranno accettate), nuove e non rovinate né stropicciate. Per capire quanta mancia lasciare, può essere utile discuterne con la tua guida l’ultimo giorno. Generalmente per ogni giorno trascorso sul Kilimanjaro è buona norma considerare almeno:

  • $20-25 per la guida
  • $15 per il cuoco
  • $10 per ciascun portatore

Ipotizzando quindi un totale di 5 giorni e un team in cui sono presenti due portatori, una somma “corretta” da riconoscere come mancia dovrebbe essere di $300.

come ci si prepara per affrontare il trekking sul kilimanjaro?

Sebbene non ci siano mai tratti complicati da un punto di vista tecnico, salire fino in vetta richiede uno sforzo importante e bisogna essere in buona forma fisica. I metri di dislivello da affrontare sono poco meno di 6.000 e questo significa che ogni giorno camminerai almeno 5-6 ore, spesso in salita.

Oltre una certa altitudine poi, il rischio di soffrire di mal di montagna è concreto ed elevato. Io sono stata parecchio fortunata e non ho mai avuto nemmeno qualche lieve sintomo, ma moltissime delle persone che ho incontrato sono state parecchio male, colte da vomito, giramenti di testa, febbre e svenimenti e alcune di loro sono state costrette ad abbandonare definitivamente la salita tornando indietro.

Il penultimo giorno mi è addirittura capitato di incontrare qualcuno che veniva riportato alla base in barella!

Il mio consiglio è pertanto quello di allenarsi adeguatamente prima di partire, sviluppando forza e fiato e magari affrontando qualche dislivello più impegnativo spingendosi sopra i 3.500-4.000 metri. Io non ho fatto niente di tutto ciò, ma per questo ti invito a rileggere la parte sulla “Doverosa premessa”.

ci sono bagni e docce sul kilimanjaro?

No, lungo tutto il percorso non sono presenti dei veri bagni, ma solo qualche latrina molto arrangiata. Consiglio caldamente di mettere nello zaino anche un rotolo di carta igienica, so che può sembrare strano ma mi ringrazierai quando ti servirà!

Ovviamente non ci sono nemmeno docce né acqua corrente quindi sì, trascorrerai giorni interi senza avere la possibilità di lavarti. Nulla di tragico, è pur sempre un’esperienza e la prima doccia che farai una volta tornato a Moshi sarà la più bella di sempre!

considerazioni finali sul trekking al kilimanjaro

Come anticipato all’inizio, quella sul Kilimanjaro è stata una delle esperienze più belle della mia vita, che consiglio a chiunque ami la montagna e abbia voglia di sfidare se stesso con un’avventura sicuramente faticosa ma indimenticabile. 

Se anche tu stai pensando di regalarti questa esperienza e non sai da dove iniziare, contattami. Ti aiuterò ad organizzare il tuo viaggio grazie ai miei contatti con fornitori locali fidati!